Draghi ascolta la CGIL: Più tasse su casa e affitti, P.Iva e successione

Più imposte sugli affitti e partite iva. Poi la tassa di successione e quella sulle case. Il progetto del sindacato.

La grande idea è in sintesi questa: nel bel mezzo della pandemia, con le partite iva in ginocchio, la Cgil suggerisce di alzare le tasse. E non una sola, così di sfuggita. No: almeno tre, e tutte particolarmente punitive per il ceto medio. La proposta è stata scritta nero su bianco in un dossier presentato dal sindacato al Parlamento in vista dell’approvazione del Def 2021. Una serie di progetti che se per caso venissero trasformati in legge diventerebbero una sorta di mannaia sulla testa di autonomi, risparmiatori e proprietari di case.

Per prima cosa il sindacato rosso intende “incrementare la base imponibile dell’Irpef” combattendo “il fiorire di cedolari, imposte separate ed esenzioni”. In che modo? Da una parte vorrebbe colpire i proprietari di immobili, facendo ricadere nell’Irpef anche i redditi da locazione; e dall’altra pensa di azzoppare le partite iva “rivedendo” le aliquote dei regimi forfetari. Sugli affitti lo smacco per i locatori sarebbe doppio: da un anno e mezzo infatti, col blocco degli sfratti, il governo impedisce loro di tornare in possesso degli immobili occupati abusivamente e con l’addio alla cedolare secca il danno si moltiplicherebbe. Cornuti e mazziati. Gli autonomi invece rischiano grosso: già nei giorni scorsi era emersa l’ipotesi avanzata dal ministero dell’Economia di aumentare l’aliquota della flat tax dal 15% al 23%. Un salasso che – oggi è chiaro – anche la Cgil vedrebbe di buon occhio. E se due indizi fanno almeno una mezza prova, allora margini per preoccuparsi ce ne sono davvero.

La seconda proposta riguarda invece l’odiosa tassa di successione. Per il sindacato si tratta della “via più diretta” per “ridurre le diseguaglianze derivanti dalla provenienza familiare”. Insomma: se babbo e mamma si sono dati da fare per lasciare un gruzzoletto al figliolo, debbono essere puniti. “L’azione deve seguire due direttrici – dice la Cgil -: da un lato ridurre le franchigie e (soprattutto) incrementare le aliquote, dall’altro agire su tutta quella serie di beni attualmente esentati dall’imposta”. Gli unici da salvaguardare sarebbero i parenti di primo grado che ereditano “una casa in città ed una quantità modesta di risparmi”, poi i parenti disabili, gli orfani minorenni e i vedovi in difficoltà. Per tutti gli altri: tassare, tassare, tassare.

Ultime, ma non per importanza, le gabelle sul patrimonio immobiliare e su quello finanziario. La Cgil propone una “riorganizzazione in senso molto più progressivo di imposte già esistenti” così da colpire “le abitazioni di maggior valore, concentrate nelle grandi città”. Sul patrimonio finanziario, infine, si punta ad un “riordino in direzione di una maggior progressività e di maggior gettito a carico dei più ricchi”. Tradotto: una bella patrimoniale di quelle serie.

Quindi in sintesi: tasse sugli affitti, tasse agli autonomi, tasse sulla casa e patrimoniale. Un programma horror.

Di Giuseppe De Lorenzo (il Giornale)