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Lettera diventata virale sul web. “L’unico ristoro è il nostro lavoro”

Una bellissima lettera, scritta da Francesca commerciante ambulante, che racconta il sacrificio ed il coraggio di chi non chiede altro che poter lavorare.

Commerciante, ambulante dal 1994 ed il mio era il lavoro più bello del mondo! All’aria aperta, senza padroni, in mezzo alla gente semplice. Non è sempre stato facile. Quando a poco più di vent’anni i miei coetanei andavano a ballare io firmavo tre anni di cambiali! Acqua… Vento… Una partita di merce che ho sbagliato a comprare… Ho la febbre, è la vigilia di Natale, ma non posso mancare. Rimango incinta… Non me la paga nessuno la maternità e vado a 42 gradi, col pancione, allatto. Non mi sono concessi i mesi per l’allattamento… Ma sì, lo porto con me al banco, in qualche maniera farò! Ho lavorato tutto l’anno… Una pausa estiva piacerebbe anche a me ma è meglio di no il 16 agosto scade Inps, Iva, Tasse. Come si fa ad andare? Andrò l’anno prossimo. E l’anno prossimo si rompe il furgone!Eppure lo facevo, lo facevamo lo stesso, lo facevamo volentieri perché ci faceva sentire vivi! (…) Non abbiamo mai chiesto niente a nessuno. Ci siamo sempre mantenuti da soli. Mi avessero detto quando ho cominciato questo lavoro che ci saremmo ritrovati così gli avrei riso nel muso. Ma ce la faremo anche stavolta. (…) Perché quando uno ha lottato per anni con banche finanziarie, enti che sempre ti chiedono e mai ti danno… Barcamenandosi ogni giorno fra un “Oggi pago quello… Domani pago quell’altro” ha paura di poco, cari i miei signori degli uffici…Quando una ha fatto l’ambulante e soprattutto l’ambulante donna può fare anche il Marine! (…) E quando pensavamo di aver provato di tutto, arriva il Covid ma soprattutto la malagestione del Covid a livello economico-lavorativo. Non avete capito che noi quelle licenze ce le teniamo fino alla fine. Non ce ne facciamo niente dei vostri ristori (…) L’ unico ristoro che conosciamo è il nostro lavoro. Con sindacati che non ci rappresentano più, con i Comuni e le Regioni che si ricordano di noi solo quando hanno bisogno di un bancomat… Con uno Stato che lotta ogni giorno per farci chiudere definitivamente… Noi chiediamo “solo” di andare a lavorare. In un modo o nell’altro ci rivedremo in piazza!”