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Porti restano Aperti. Governo boccia proposta di Fratelli d’Italia

In calendario in Aula in questo giovedì vi era un emendamento, proposto dal presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, con il quale si impegnava il governo “ad adottare ogni iniziativa opportuna in sede nazionale ed europea per consentire i respingimenti di massa e il presidio comunitario dei confini”. L’esito del voto, essendo Fratelli d’Italia uno dei pochi gruppi all’opposizione, non ha di per sé sorpreso: i parlamentari hanno respinto l’emendamento.

La linea del governo

Quanto espresso all’interno della Camera dei Deputati ha ulteriori implicazioni di natura politica. In tal modo è possibile infatti rintracciare la linea del governo Draghi sull’immigrazione. Il presidente del consiglio, già in sede di presentazione al Senato delle linee programmatiche, ha parlato unicamente dell’obiettivo di arrivare a una nuova politica europea sui rimpatri. Un orientamento che ha ricevuto il via libera sia del Pd che della Lega, due partiti agli antipodi sull’immigrazione ma insieme all’interno della nuova maggioranza.

L’inquilino di Palazzo Chigi non ha invece sposato un’altra linea, quella più vicina al cosiddetto Gruppo Visegrad, formato dai governi di Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Si tratta dei quattro Paesi europei più favorevoli a maggiori controlli e ai respingimenti dei migranti alle frontiere. Il voto odierno alla Camera ha confermato la tendenza della nuova maggioranza, volta quindi a dare via libera alla linea illustrata da Draghi e non a quella del blocco Visegrad. Lo si intuisce anche dalle dichiarazioni di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, unico partito a votare a favore dell’emendamento odierno: “Il Governo Draghi, il presunto Governo dei migliori – si legge in una sua nota del capogruppo a Montecitorio, Francesco Lollobrigida – si conferma in perfetta continuità con il governo Conte anche in materia di immigrazione”.

Il dibattito in Aula

A fargli eco anche il collega di partito Emanuele Prisco: “Solo Fratelli d’Italia – ha dichiarato il parlamentare – si è schierata in maniera netta sulla proposta del presidente Meloni per un cambio di rotta sulle politiche dell’immigrazione nel rispetto dello stato di diritto, coniugando da un lato le politiche di asilo e dall’altro il presidio dei confini così come invocato dal gruppo di Visegràd”.

All’interno del partito di Giorgia Meloni il malumore è molto forte: “Anche sul fronte del contrasto all’immigrazione incontrollata, registriamo una preoccupante continuità tra i governi Conte e Draghi – è la posizione del co-Presidente del gruppo Ecr al Parlamento Europeo, Raffaele Fitto, e del capodelegazione di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza – Non si spiega diversamente la bocciatura, da parte della maggioranza, dell’ordine del giorno presentato alla Camera da Giorgia Meloni e Francesco Lollobrigida. L’Unione continua a ragionare di improbabili meccanismi di ridistribuzione obbligatoria dei migranti in arrivo sul nostro territorio ma è di tutta evidenza che l’unica redistribuzione che ha un senso è quella dei veri profughi, non certo di decine di migliaia di irregolari che al contrario devono essere prontamente rimpatriati. Il governo italiano, anziché omologarsi al verbo immigrazionista, dovrebbe supportare proprio quelli Stati come Polonia e Ungheria che chiedono più controlli alle frontiere esterne e politiche più efficaci sui rimpatri”.

Di segno opposto le reazioni di una parte dell’ex maggioranza giallorossa: “Abbiamo bocciato in aula un emendamento che aveva l’obiettivo di introdurre respingimenti indiscriminati – è l’affermazione rilasciata alle agenzie da parte di Gennaro Migliore, membro di Italia Viva – Pretesa ancor più incredibile per l’evocazione esplicita dell’asse con i Paesi di Visegrad, ossia Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia”.

Ad ogni modo, dopo il voto di oggi il contesto politico relativo all’immigrazione appare più chiaro: si punterà sull’orientamento in parte già espresso da Mario Draghi, con la Lega che ha già indicato la volontà di puntare a una nuova legislazione europea sul tema.

fonte: il Giornale